Matrix Bug

Momenti di cedimento, ieri sera a Matrix, nell’abituale baldanzosa sicumera del suo conduttore.
L’ex-mezzobusto perdeva qualche colpo davanti alla impassibile e ferma pacatezza dorotea di Riccardo Villari.

Riccardo Cuor di Leone assestava colpi nemmeno fosse l’ultimo degli Jedi benedetto dalla Forza.
Spiegava, da ultimo vero epigono della devota lealtà istituzionale democristiana, che lui è legittimamente alla presidenza della Commissione di Vigilanza della  Rai per questioni di meccanica delle istituzioni e che per farlo fuori il Palazzo dovrebbe calpestare la Costituzione.

Ricapitolando, in poco più di 3 mesi al buon Riccardo è riuscito:

  1. a farsi eleggere alla presidenza della Rai dai suoi “avversari” politici
  2. a mandare sul lettino dello psicanalista il più “Grande Partito Riformista” della storia della Repubblica
  3. a rimanere, contro il parere autorevole delle più alte cariche della Stato, alla presidenza della Commissione di Vigilanza

Se riuscisse anche a far emanare la prima legge costituzionale ad personam (per farlo fuori) , riuscirebbe in quello che l’attuale Premier tenta di fare da 15 anni ma ancora senza successo.

Effettivamente,  uno così efficiente ed abilmente eversivo cosa c’azzecca con il PD?

Il video

Emilio Fidel



Il dito Medium di mio cugino e Barack Obama. Seconda parte.

Lee Harvey Oswald

Eravamo partiti dal bianco e nero di una foto segnaletica.

Se il viso di quest’uomo non vi ha ancora detto nulla, quella placca nera riporta alcuni indizi utili per risalire alla sua identità: Polizia di Dallas. Numero di matricola 54018. Data dello scatto.

Il 23 novembre 1963, in realtà, non è accaduto nulla che valga la pena di essere ricordato, ma è una data che, pur nella sua insignificanza storica, detiene una particolarità ben precisa: fa da cuscinetto temporale a due omicidi avvenuti il giorno prima e quello successivo.

Il 22 novembre 1963 morì a Dallas il presidente americano John Fitzgerald Kennedy. Venne raggiunto da due colpi da arma da fuoco mentre la sua Lincolm presidenziale attraversava la Dealey Plaza tra gli applausi della folla. Un proiettile gli entrò nella schiena, uscì dalla gola e continuo la sua corsa ferendo in vari punti il governatore del Texas seduto sul sedile anteriore. Qualche frazione di secondo e un altro proiettile, quello letale, colpì il presidente alla testa, facendogli esplodere letteralmente il cervello.

Due giorni dopo morì il suo presunto assassino: Lee Harvey Oswald, l’uomo della foto. Jack Ruby, il proprietario di un night club in odor di mafia, gli sparò nel seminterrato della Centrale di Polizia di Dallas. Un solo colpo a bruciapelo, sotto gli occhi dei poliziotti e in diretta televisiva.

La sua giustificazione:

“Non volevo che la signora Kennedy tornasse qui per il processo rivivendo la tragedia per colpa di quel figlio di puttana, le ho risparmiato un dolore inutile”.

E così è stato. Senza l’imputato non fu possibile alcun processo, ma una speciale commissione, presieduta dal presidente della Corte Suprema Earl Warren, stabilì che Oswald fu l’unico colpevole. Solo quindici anni dopo, su pressione dell’opinione pubblica, fu istituita una seconda commissione. Questa ammise la possibilità della presenza di un secondo cecchino, alimentando di fatto l’ipotesi del complotto.

Tuttavia, citando il sottotitolo italiano del film “JFK” di Oliver Stone, il caso è ancora aperto.

Ipotesi.

John Fitzgerald Kennedy è passato alla storia, quindi non vuol dire che effettivamente lo fosse, come un presidente progressista: sostenuto dagli intellettuali, colomba nella gestione della Guerra Fredda, compiacente verso i diritti civili della popolazione afro-americana e disponibile al sostegno economico dei paesi in via di sviluppo. E forse è stato ucciso per questo.

O forse no. C’è chi pensa, ad esempio, che Kennedy progressista non lo fu abbastanza e che Lee H. Oswald, sedicente comunista, avrebbe deciso di punirlo per l’inflessibilità mostrata nei confronti del governo cubano di Fidel Castro in occasione della crisi missilistica del 1962.

Insomma, siamo di fronte ad una figura controversa, come spesso accade quando un leader moderatamente progressista viene investito del ruolo di Uomo della Provvidenza: le aspettative dell’opinione pubblica crescono a dismisura e in modo trasversale, fino a raggiungere quel punto di non ritorno, superato il quale si ha l’impossibilità di una completa soddisfazione.

Questo gravoso compito di redimere l’Umanità oggi sembra essere ricaduto su Barack Hussein Obama: un afroamericano dal nome arabo alla guida della cloche più calda della politica mondiale.

Siamo quasi alla chiusura del cerchio. Manca ancora qualcosa. Manca il Dito Medium.

Grazie al singolare attributo di mio cugino, siamo riusciti a metterci in contatto con Lee Harvey Oswald. Uno scoop senza precedenti.

Buona lettura.

emilio fidel

***

Dito Medium: intervista a Lee Harvey Oswald, 7 novembre 2008

Buonasera sig. Oswald. Innanzitutto grazie per essere intervenuto al Dito Medium. Come sta?

A parte il solito bruciore di stomaco, bene. Mi sono stabilito a Cuba. Sono 45 anni che aspetto di incontrare Castro.

Ormai dovreste esserci…

Già. (sorride. ndr)

Ha ucciso lei il presidente Kennedy?

No, è stato Gary Oldman*.

Ho capito, non vuole parlarne. Sa che un afroamericano è diventato presidente degli Stati Uniti?

Mi pare incredibile. Un po’ come quando diventò presidente Ronald Reagan. Pensai: “Questa faccia non mi è nuova…”. Poi ricordai dove l’avevo visto. “La regina del Far West”! esclamai. Un film western che vidi da ragazzino. Scoppiai a ridere. Non ci potevo credere. Chissà, magari il prossimo duello per le presidenziali potrebbe essere Obama vs. Schwarzenegger.

Mica male…

Schwarzy è una bella bestia, ma Obama ha tutto per fare bene: è bello, giovane e… abbronzato. (ride… ndr)

Vedo che segue la politica italiana…

Politica? Pensavo fosse cabaret. (ride ancora… ndr)

Lasciamo stare. Torniamo ad Obama. Si sente di consigliare qualcosa al nuovo presidente degli Stati Uniti?

Sinceramente?

Sinceramente.

Beh, se fossi in lui… eviterei di girare per le strade di Dallas in cabriolet.

(cade la comunicazione… ndr)

***

Note

* Gary Oldman, l’attore che impersonò Lee H. Oswald nel film JFK di Oliver Stone





Nero… su bianco: gli Stati Uniti scelgono Obama

Barack Obama

Dopo mesi di plebiscito mediatico, gli americani hanno espresso il loro voto. Ed è proprio il caso di dirlo, l’hanno messo nero su bianco.

Barack Obama è il 44° presidente degli Stati Uniti d’America.

Stracciato il rivale repubblicano del quale rispettiamo la scelta di restare anonimo.

Puntuali e copiose arrivano le congratulazioni della comunità politica internazionale.

In Italia, mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si complimenta e rivela:

“In pochi lo sanno, ma anch’io da bambino ero un simpatico negretto”,

l’Ombra del Premier, Walter Veltroni, sorpreso dai microfoni nei pressi di un Solarium, dichiara:

“Passavo di qui per caso…”.

emilio fidel