Mommy… the Turks!

themillionaire

Nella versione italiana di The Millionaire, il (bel) film di Danny Boyle ambientato a Mumbai, durante la scena in cui un gruppo di induisti mette a ferro e fuoco una baraccopoli, la frase “They are muslims, get them!” (“Sono musulmani, prendiamoli!”) è stata tradotta in “Aiuto! Sono musulmani, scappiamo!”.

Contemporaneamente, l’attuale presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Gianfranco Fini si dichiara “fermamente convinto della necessità, in Italia come negli altri Paesi, di una predicazione del Corano nella lingua del paese che ospita il musulmano”.

Il lapsus è un errore apparentemente casuale che il soggetto compie sull’impulso di un’istanza inconscia o, come in questo caso e nella migliore delle ipotesi, psicosociale.

Emilio Fidel

Post Scriptum:

In quella scena gli assalitori hindu sono tutti uomini e ad essere attaccati sono donne e bambini. La frase originale, infatti, è pronunciata da una voce maschile. Nella versione italiana, coerentemente con il ribaltamento del senso degli eventi, la frase è stata doppiata da una voce femminile. Quindi, se ne deduce che…




Roma, scontro tra un tram e un razzo di Hamas
19 gennaio 2009, 9:22 am
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qassam1

Roma. Un tram dei trasporti pubblici della capitale e un razzo Qassam lanciato presumibilmente dalla Striscia di Gaza si sono scontrati nella zona di Porta Maggiore.

Secondo una prima ricostruzione della dinamica fatta dai vigili urbani, il tram della linea 14 stava effettuando una curva quando è stato urtato nella parte posteriore dal razzo. Sarebbe stato quest’ultimo a non aver rispettato il semaforo.

“Ho sentito un botto – ha detto Luca, uno dei passeggeri del tram – mi sono girato e ho visto qualcosa prenderci in pieno”.

Secondo quanto si apprende dal 118, sarebbero 26 le persone rimaste ferite in modo lieve: 3 codici gialli e 23 verdi, tutti smistati nelle vicine strutture ospedaliere. Solo 4 di loro erano provvisti di biglietto.



Il terrorismo moderato delle parole crociate

magdi

Molti di volti già sapranno che il prossimo giugno 496 milioni di cittadini europei dovranno scegliere a chi assegnare le 763 poltroncine dell’Europarlamento. L’occasione è una di quelle da non lasciarsi scappare, soprattutto se si ha l’impellente desiderio di partorire nuovi frugoletti politici.

Come Protagonisti per l’Europa Cristiana, il fiocco azzurro fissato alla porta blindata di Magdi Allam. Ricordate quel giornalista egiziano convertitosi dall’Islam al Cattolicesimo solo qualche mese fa e battezzato il giorno di Pasqua direttamente dalle mani di Ratzinger?

Quel giorno, dovendo scegliere un nome di battesimo, il buon catecumeno ebbe l’idea geniale che avrebbe sottolineato nel migliore dei modi possibili la sua folgorazione sulla via di Bagnasco*:

“Cristiano. Mi chiamerò Cristiano”.

Un po’ come chiamare Automobile l’ultima vetturina di casa Fiat.

Calcoli approssimativi fanno risalire il natale mediatico di Magdi Allam all’indomani dell’11 Settembre 2001. Nel momento in cui la popolarità del mondo arabo toccava il suo punto più basso (almeno dall’avvento di Porta a Porta), apparve sui nostri schermi questo esemplare di egiziano composto ed emaciato. Apparentemente insensibile alle tempeste ormonali dei Luttwak e dei Bin Laden, il buon Magdi finì per conquistarsi l’allora preziosa qualifica di “musulmano moderato esperto di cose arabe”.

Ruolo che non mancò di propagare nella sua fertile produzione letteraria che, oltre a svariati articoli su La Repubblica e Il Corriere della Sera, annovera saggi dall’encomiabile carattere distensivo che rimarranno nella storia della mediazione interculturale.

Titoli come “Bin Laden in Italia. Viaggio nell’Islam radicale” e “Kamikaze made in Europe. Riuscirà l’Occidente a sconfiggere i terroristi islamici?”, oltre ad essere tuttora i libri più letti nelle peggiori scuole coraniche di Kandahar, hanno occupato per svariate settimane la Top Ten dei libri più regalati e subito rivenduti ai mercatini dell’usato. Intonsi e con l’etichetta adesiva copri-prezzo ancora fresca di colla.

Scorrendo la sua bibliografia viene il sospetto che nel Manuale del Buon Musulmano Moderato** siano riportati precetti ben precisi. Due di questi è probabile che siano:

“Onora il Paese in cui vivi” e “Ricordati di svincolarti dalle posizioni antisioniste”.

Infatti il buon Magdi, che pare che a scuola i compiti li abbia sempre fatti, sforna in rapida successione: “Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano?” e “Viva Israele. Dall’ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia”. Con quest’ultimo vince il premio Dan David dell’Università di Tel Aviv per “il suo incessante lavoro mirante a favorire la comprensione e l’integrazione fra le culture”.

Non c’è niente da ridere. Ha vinto 1 milione di dollari.

E poi provateci voi a vincere il Nobel per la Pace dopo aver raso al suolo Stoccolma.

Dev’essere a quel punto che i panni del musulmano moderato devono cominciare a stargli stretti, perché all’improvviso (almeno in senso mediatico) comincia ad agghindarsi da ultras cattolico. Il giorno del suo battesimo giustificherà la sua inversione con queste parole:

“L’Islam è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”.

Gli scheletri degli armadi vaticani tremano a tal punto che la Santa Sede prende subito le distanze dal suo nuovo associato. Ma solo per evitare il crollo del bel colonnato del Bernini.

Ed è così che arriviamo alla stretta attualità e alla nascita del suo nuovo partito. In un’intervista al Corriere della Sera, giornale di cui è stato vice-direttore, lo presenta così:

“Protagonisti per l’Europa Cristiana non è un partito religioso. È un partito laico. Anche i musulmani di buona volontà saranno ben accetti.”

Come possa considerarsi laico un qualcosa che miri al rilancio di una qualsiasi religione temo proprio di non capirlo, ma so a chi si riferisce quel “musulmani di buona volontà”: a tutti i musulmani nati al Cairo che hanno ricevuto un’educazione prima dalle suore Comboniane e poi nel collegio egiziano dei padri Salesiani.

Esattamente come Magdi, che forse un po’ Cristiano lo è da sempre.

A proposito, sta arrivando il Natale. Se la stella cometa vi guiderà in una libreria, non avrete difficoltà a trovare il nome di Magdi Cristiano Allam scritto su una copertina bianca insieme a questo titolo: “Grazie Gesù. La mia conversione dall’Islam al Cattolicesimo”.

Prendetelo pure in mano, ma mi raccomando: maneggiatelo con estrema cautela.

Non vorrete mica diventare ciechi?

emilio fidel

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Note

* Angelo Bagnasco, cardinale e presidente della Conferenza Episcopale Italiana

** Sull’effettiva esistenza del Manuale del Buon Musulmano Moderato non si hanno al momento delle prove certe, ma solo voci incontrollate che sostengono sia nascosto in un doppiofondo del cassetto in cui Magdi Allam terrebbe i calzini bianchi e l’ultima edizione della Bibbia illustrata da Giobbe Covatta.

Bibliografia

2001 – Diario dall’Islam. Cronache di una guerra
2001 – Bin Laden in Italia: viaggio nell’Islam radicale.
2003 – Saddam: storia segreta di un dittatore.
2004 – Kamikaze made in Europe. Riuscirà l’Occidente a sconfiggere il terrorismo islamico?
2005 – Vincere la paura. La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’Occidente.
2006 – Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano?
2007 – Viva Israele. Dall’ideologia della morte alla civiltà della vita.
2008 – Grazie Gesù. La mia conversione dall’Islam al cattolicesimo.
2009 – Islam & Gabbana. L’omosessualità segreta di Maometto (con prefazione di Cristiano Magdi Malgioglio)
2010 – Rimettete le croci nei vostri cannoni, per Dio!
2011 – Cambiarsi la vita per 30 denari.

 



Fisiognomica
16 novembre 2008, 10:48 am
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igor1

Nel 1897 l’antropologo e psichiatra Cesare Lombroso sosteneva che i tratti caratteriali di un individuo fossero strettamente legati ai suoi lineamenti. Centotrent’anni dopo, questa teoria deterministica può dirsi ormai superata. Eppure, data la straordinaria abbondanza di certi sincronismi fisiognomici, alcuni dubbi rimangono.

Il 5 novembre scorso, dopo l’elezione di Barack Obama alle presidenziali americane, un noto senatore italiano, capogruppo del PdL a Palazzo Madama, ha dichiarato ai giornalisti:

“Obama? Ora Al Qaeda è più contenta”.

Il Partito Democratico coglie il virgolettato al balzo e ne fa un manifesto con cui espone il noto senatore al pubblico ludibrio.

Il noto senatore, offeso, rincara:

“I manifesti? Uno stile più da Brigate Rosse che da Partito Democratico. Sono più stupito che preoccupato da questi allievi di Goebbels e Stalin”.

Terroristi islamici e non, gerarchi nazisti e dittatori comunisti. Come se piovesse.

Passano alcuni giorni e in occasione del muro contro muro sulla presidenza della vigilanza RAI, lo stesso senatore rincara le dosi:

“Veltroni? Uno stupido e un incapace”.

Altra zuffa da osteria e altra dichiarazione del noto senatore che tira nuovamente in ballo i manifesti “brigatisti”:

“Attendo ancora le scuse degli autori. Ho ricevuto minacce alla mia persona a causa di quel manifesto”.

La deduzione è curiosa, se consideriamo che il noto senatore aveva rilasciato la sua perla di diplomazia internazionale al Giornale Radio RAI e che il suo viso, grazie ai vari TG nazionali, entra ogni sera, e ormai da anni, nelle case di milioni di italiani.

Come direbbe la testa del professor Lombroso, tuttora esposta sotto formalina al museo di Antropologia Criminale di Torino:

“Onorevole Gasparri, in fondo la colpa non è del tutto sua. Guardi la sua faccia”.

emilio fidel



Il dito Medium di mio cugino e Barack Obama. Seconda parte.

Lee Harvey Oswald

Eravamo partiti dal bianco e nero di una foto segnaletica.

Se il viso di quest’uomo non vi ha ancora detto nulla, quella placca nera riporta alcuni indizi utili per risalire alla sua identità: Polizia di Dallas. Numero di matricola 54018. Data dello scatto.

Il 23 novembre 1963, in realtà, non è accaduto nulla che valga la pena di essere ricordato, ma è una data che, pur nella sua insignificanza storica, detiene una particolarità ben precisa: fa da cuscinetto temporale a due omicidi avvenuti il giorno prima e quello successivo.

Il 22 novembre 1963 morì a Dallas il presidente americano John Fitzgerald Kennedy. Venne raggiunto da due colpi da arma da fuoco mentre la sua Lincolm presidenziale attraversava la Dealey Plaza tra gli applausi della folla. Un proiettile gli entrò nella schiena, uscì dalla gola e continuo la sua corsa ferendo in vari punti il governatore del Texas seduto sul sedile anteriore. Qualche frazione di secondo e un altro proiettile, quello letale, colpì il presidente alla testa, facendogli esplodere letteralmente il cervello.

Due giorni dopo morì il suo presunto assassino: Lee Harvey Oswald, l’uomo della foto. Jack Ruby, il proprietario di un night club in odor di mafia, gli sparò nel seminterrato della Centrale di Polizia di Dallas. Un solo colpo a bruciapelo, sotto gli occhi dei poliziotti e in diretta televisiva.

La sua giustificazione:

“Non volevo che la signora Kennedy tornasse qui per il processo rivivendo la tragedia per colpa di quel figlio di puttana, le ho risparmiato un dolore inutile”.

E così è stato. Senza l’imputato non fu possibile alcun processo, ma una speciale commissione, presieduta dal presidente della Corte Suprema Earl Warren, stabilì che Oswald fu l’unico colpevole. Solo quindici anni dopo, su pressione dell’opinione pubblica, fu istituita una seconda commissione. Questa ammise la possibilità della presenza di un secondo cecchino, alimentando di fatto l’ipotesi del complotto.

Tuttavia, citando il sottotitolo italiano del film “JFK” di Oliver Stone, il caso è ancora aperto.

Ipotesi.

John Fitzgerald Kennedy è passato alla storia, quindi non vuol dire che effettivamente lo fosse, come un presidente progressista: sostenuto dagli intellettuali, colomba nella gestione della Guerra Fredda, compiacente verso i diritti civili della popolazione afro-americana e disponibile al sostegno economico dei paesi in via di sviluppo. E forse è stato ucciso per questo.

O forse no. C’è chi pensa, ad esempio, che Kennedy progressista non lo fu abbastanza e che Lee H. Oswald, sedicente comunista, avrebbe deciso di punirlo per l’inflessibilità mostrata nei confronti del governo cubano di Fidel Castro in occasione della crisi missilistica del 1962.

Insomma, siamo di fronte ad una figura controversa, come spesso accade quando un leader moderatamente progressista viene investito del ruolo di Uomo della Provvidenza: le aspettative dell’opinione pubblica crescono a dismisura e in modo trasversale, fino a raggiungere quel punto di non ritorno, superato il quale si ha l’impossibilità di una completa soddisfazione.

Questo gravoso compito di redimere l’Umanità oggi sembra essere ricaduto su Barack Hussein Obama: un afroamericano dal nome arabo alla guida della cloche più calda della politica mondiale.

Siamo quasi alla chiusura del cerchio. Manca ancora qualcosa. Manca il Dito Medium.

Grazie al singolare attributo di mio cugino, siamo riusciti a metterci in contatto con Lee Harvey Oswald. Uno scoop senza precedenti.

Buona lettura.

emilio fidel

***

Dito Medium: intervista a Lee Harvey Oswald, 7 novembre 2008

Buonasera sig. Oswald. Innanzitutto grazie per essere intervenuto al Dito Medium. Come sta?

A parte il solito bruciore di stomaco, bene. Mi sono stabilito a Cuba. Sono 45 anni che aspetto di incontrare Castro.

Ormai dovreste esserci…

Già. (sorride. ndr)

Ha ucciso lei il presidente Kennedy?

No, è stato Gary Oldman*.

Ho capito, non vuole parlarne. Sa che un afroamericano è diventato presidente degli Stati Uniti?

Mi pare incredibile. Un po’ come quando diventò presidente Ronald Reagan. Pensai: “Questa faccia non mi è nuova…”. Poi ricordai dove l’avevo visto. “La regina del Far West”! esclamai. Un film western che vidi da ragazzino. Scoppiai a ridere. Non ci potevo credere. Chissà, magari il prossimo duello per le presidenziali potrebbe essere Obama vs. Schwarzenegger.

Mica male…

Schwarzy è una bella bestia, ma Obama ha tutto per fare bene: è bello, giovane e… abbronzato. (ride… ndr)

Vedo che segue la politica italiana…

Politica? Pensavo fosse cabaret. (ride ancora… ndr)

Lasciamo stare. Torniamo ad Obama. Si sente di consigliare qualcosa al nuovo presidente degli Stati Uniti?

Sinceramente?

Sinceramente.

Beh, se fossi in lui… eviterei di girare per le strade di Dallas in cabriolet.

(cade la comunicazione… ndr)

***

Note

* Gary Oldman, l’attore che impersonò Lee H. Oswald nel film JFK di Oliver Stone