1969: Emilio Fidel al concerto degli Stones

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If you meet me, have some courtesy
Have some sympathy, and some taste
Use all your well-learned politesse
Or I’ll lay your soul to waste.

Sympathy for the Devil, Rolling Stones

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Fisiognomica
16 novembre 2008, 10:48 am
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Nel 1897 l’antropologo e psichiatra Cesare Lombroso sosteneva che i tratti caratteriali di un individuo fossero strettamente legati ai suoi lineamenti. Centotrent’anni dopo, questa teoria deterministica può dirsi ormai superata. Eppure, data la straordinaria abbondanza di certi sincronismi fisiognomici, alcuni dubbi rimangono.

Il 5 novembre scorso, dopo l’elezione di Barack Obama alle presidenziali americane, un noto senatore italiano, capogruppo del PdL a Palazzo Madama, ha dichiarato ai giornalisti:

“Obama? Ora Al Qaeda è più contenta”.

Il Partito Democratico coglie il virgolettato al balzo e ne fa un manifesto con cui espone il noto senatore al pubblico ludibrio.

Il noto senatore, offeso, rincara:

“I manifesti? Uno stile più da Brigate Rosse che da Partito Democratico. Sono più stupito che preoccupato da questi allievi di Goebbels e Stalin”.

Terroristi islamici e non, gerarchi nazisti e dittatori comunisti. Come se piovesse.

Passano alcuni giorni e in occasione del muro contro muro sulla presidenza della vigilanza RAI, lo stesso senatore rincara le dosi:

“Veltroni? Uno stupido e un incapace”.

Altra zuffa da osteria e altra dichiarazione del noto senatore che tira nuovamente in ballo i manifesti “brigatisti”:

“Attendo ancora le scuse degli autori. Ho ricevuto minacce alla mia persona a causa di quel manifesto”.

La deduzione è curiosa, se consideriamo che il noto senatore aveva rilasciato la sua perla di diplomazia internazionale al Giornale Radio RAI e che il suo viso, grazie ai vari TG nazionali, entra ogni sera, e ormai da anni, nelle case di milioni di italiani.

Come direbbe la testa del professor Lombroso, tuttora esposta sotto formalina al museo di Antropologia Criminale di Torino:

“Onorevole Gasparri, in fondo la colpa non è del tutto sua. Guardi la sua faccia”.

emilio fidel



Il dito Medium di mio cugino e Barack Obama. Seconda parte.

Lee Harvey Oswald

Eravamo partiti dal bianco e nero di una foto segnaletica.

Se il viso di quest’uomo non vi ha ancora detto nulla, quella placca nera riporta alcuni indizi utili per risalire alla sua identità: Polizia di Dallas. Numero di matricola 54018. Data dello scatto.

Il 23 novembre 1963, in realtà, non è accaduto nulla che valga la pena di essere ricordato, ma è una data che, pur nella sua insignificanza storica, detiene una particolarità ben precisa: fa da cuscinetto temporale a due omicidi avvenuti il giorno prima e quello successivo.

Il 22 novembre 1963 morì a Dallas il presidente americano John Fitzgerald Kennedy. Venne raggiunto da due colpi da arma da fuoco mentre la sua Lincolm presidenziale attraversava la Dealey Plaza tra gli applausi della folla. Un proiettile gli entrò nella schiena, uscì dalla gola e continuo la sua corsa ferendo in vari punti il governatore del Texas seduto sul sedile anteriore. Qualche frazione di secondo e un altro proiettile, quello letale, colpì il presidente alla testa, facendogli esplodere letteralmente il cervello.

Due giorni dopo morì il suo presunto assassino: Lee Harvey Oswald, l’uomo della foto. Jack Ruby, il proprietario di un night club in odor di mafia, gli sparò nel seminterrato della Centrale di Polizia di Dallas. Un solo colpo a bruciapelo, sotto gli occhi dei poliziotti e in diretta televisiva.

La sua giustificazione:

“Non volevo che la signora Kennedy tornasse qui per il processo rivivendo la tragedia per colpa di quel figlio di puttana, le ho risparmiato un dolore inutile”.

E così è stato. Senza l’imputato non fu possibile alcun processo, ma una speciale commissione, presieduta dal presidente della Corte Suprema Earl Warren, stabilì che Oswald fu l’unico colpevole. Solo quindici anni dopo, su pressione dell’opinione pubblica, fu istituita una seconda commissione. Questa ammise la possibilità della presenza di un secondo cecchino, alimentando di fatto l’ipotesi del complotto.

Tuttavia, citando il sottotitolo italiano del film “JFK” di Oliver Stone, il caso è ancora aperto.

Ipotesi.

John Fitzgerald Kennedy è passato alla storia, quindi non vuol dire che effettivamente lo fosse, come un presidente progressista: sostenuto dagli intellettuali, colomba nella gestione della Guerra Fredda, compiacente verso i diritti civili della popolazione afro-americana e disponibile al sostegno economico dei paesi in via di sviluppo. E forse è stato ucciso per questo.

O forse no. C’è chi pensa, ad esempio, che Kennedy progressista non lo fu abbastanza e che Lee H. Oswald, sedicente comunista, avrebbe deciso di punirlo per l’inflessibilità mostrata nei confronti del governo cubano di Fidel Castro in occasione della crisi missilistica del 1962.

Insomma, siamo di fronte ad una figura controversa, come spesso accade quando un leader moderatamente progressista viene investito del ruolo di Uomo della Provvidenza: le aspettative dell’opinione pubblica crescono a dismisura e in modo trasversale, fino a raggiungere quel punto di non ritorno, superato il quale si ha l’impossibilità di una completa soddisfazione.

Questo gravoso compito di redimere l’Umanità oggi sembra essere ricaduto su Barack Hussein Obama: un afroamericano dal nome arabo alla guida della cloche più calda della politica mondiale.

Siamo quasi alla chiusura del cerchio. Manca ancora qualcosa. Manca il Dito Medium.

Grazie al singolare attributo di mio cugino, siamo riusciti a metterci in contatto con Lee Harvey Oswald. Uno scoop senza precedenti.

Buona lettura.

emilio fidel

***

Dito Medium: intervista a Lee Harvey Oswald, 7 novembre 2008

Buonasera sig. Oswald. Innanzitutto grazie per essere intervenuto al Dito Medium. Come sta?

A parte il solito bruciore di stomaco, bene. Mi sono stabilito a Cuba. Sono 45 anni che aspetto di incontrare Castro.

Ormai dovreste esserci…

Già. (sorride. ndr)

Ha ucciso lei il presidente Kennedy?

No, è stato Gary Oldman*.

Ho capito, non vuole parlarne. Sa che un afroamericano è diventato presidente degli Stati Uniti?

Mi pare incredibile. Un po’ come quando diventò presidente Ronald Reagan. Pensai: “Questa faccia non mi è nuova…”. Poi ricordai dove l’avevo visto. “La regina del Far West”! esclamai. Un film western che vidi da ragazzino. Scoppiai a ridere. Non ci potevo credere. Chissà, magari il prossimo duello per le presidenziali potrebbe essere Obama vs. Schwarzenegger.

Mica male…

Schwarzy è una bella bestia, ma Obama ha tutto per fare bene: è bello, giovane e… abbronzato. (ride… ndr)

Vedo che segue la politica italiana…

Politica? Pensavo fosse cabaret. (ride ancora… ndr)

Lasciamo stare. Torniamo ad Obama. Si sente di consigliare qualcosa al nuovo presidente degli Stati Uniti?

Sinceramente?

Sinceramente.

Beh, se fossi in lui… eviterei di girare per le strade di Dallas in cabriolet.

(cade la comunicazione… ndr)

***

Note

* Gary Oldman, l’attore che impersonò Lee H. Oswald nel film JFK di Oliver Stone





Il dito Medium di mio cugino e Barack Obama. Prima parte.

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Premessa d’obbligo.

Quanti di voi hanno una parte del corpo in grado di elevare la sua funzione al di sopra del naturale? Io, purtroppo, non ne ho nessuna. Ma mio cugino, per fortuna, sì. La sua mano sinistra, che ci crediate o no, ha un dito capace di connettersi direttamente con il mondo dei trapassati.

Lo chiamo il suo Dito Medium.

Anche se non sempre riesce ad averne un pieno controllo, e nonostante abbia più volte ammesso che avrebbe preferito espellere con fatica delle grosse uova d’oro, di questa sua qualità mio cugino ne va fiero.

E anch’io, lo ammetto, ho un mio ritorno: con tutti gli opinionisti in evidente stato di decomposizione che ci sono in giro, la possibilità di pescare direttamente dall’aldilà è un’esclusiva che già in molti mi invidiano.

Pensate che anni fa, frequentavamo ancora le scuole superiori, le straordinarie falangi di mio cugino intercettarono quello che si rivelò come lo spirito dell’onorevole Andreotti. O meglio, fu il pluripremiato a Presidente del Consiglio a stabilire il contatto nei caliginosi bagni della scuola. Se non ricordo male, durante l’ora di religione.

Il fantasma del Divo Giulio raccontò a mio cugino, che di politica ne ha sempre masticata poca, la tanto incredibile, quanto spiacevole condizione in cui si trovava: non poteva abbandonare quella sua dimensione transitoria poiché, badate bene, il suo corpo continuava a scorrazzare, ricurvo ed esanime, tra parenti e politici inconsapevoli.

Soprattutto, ci tenne a precisare che si assumeva le sue responsabilità politiche entro, e non oltre, il 9 maggio 1978, data del suo trapasso. Con tutti gli accadimenti successivi lui non c’entrava nulla. Ne rispondessero i suoi lasciti corporei. Con quest’ultima frase si disconnesse dal Dito Medium e non tornò più.

Una brutta storia di spettri.

Ma perché questa premessa? Cosa c’entra con il tizio della foto segnaletica? E con il neo-presidente degli Stati Uniti citato nel titolo?

Cercherò di spiegarlo nei prossimi giorni.

emilio fidel



Nero… su bianco: gli Stati Uniti scelgono Obama

Barack Obama

Dopo mesi di plebiscito mediatico, gli americani hanno espresso il loro voto. Ed è proprio il caso di dirlo, l’hanno messo nero su bianco.

Barack Obama è il 44° presidente degli Stati Uniti d’America.

Stracciato il rivale repubblicano del quale rispettiamo la scelta di restare anonimo.

Puntuali e copiose arrivano le congratulazioni della comunità politica internazionale.

In Italia, mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si complimenta e rivela:

“In pochi lo sanno, ma anch’io da bambino ero un simpatico negretto”,

l’Ombra del Premier, Walter Veltroni, sorpreso dai microfoni nei pressi di un Solarium, dichiara:

“Passavo di qui per caso…”.

emilio fidel